L’Università che ha paura di prendere posizione

Nello scorso Senato Accademico del 18 maggio è stata rigettata su indicazione del Rettore la richiesta di patrocinio da parte del Toscana Pride che si terrà il prossimo 16 giugno a Siena. La richiesta di patrocinio non è la prima volta che prova a trovare il sostegno del Senato Accademico pisano: l’anno scorso venne respinta d’Ufficio e non fu di conseguenza neanche presentata nell’organo.
Nei giorni successivi anche il Consiglio degli Studenti e il CUG (Comitato Unico di Garanzia) dell’università di Pisa sono stati chiamati ad esprimersi a riguardo e, contrariamente, è stato dato pieno sostegno all’iniziativa.
Come motivazione per il rifiuto della concessione del patrocinio, il Rettore ha dichiarato che l’Università , su temi delicati come ad esempio quello delle discriminazioni, ha il compito di agire con azioni concrete all’interno delle proprie possibilità di giurisdizione, e mantenere un profilo di neutralità per quanto riguarda iniziative o eventi pubblici a sostegno di quelle battaglie.

Per quanto riteniamo fondamentale che l’Università si doti di strumenti e pratiche per combattere determinati fenomeni, riteniamo altrettanto fondamentale che l’Università (in un periodo storico in cui la società viene travolta da venti reazionari, come nelle tematiche lgbt) prenda pubblicamente posizione a sostegno di chi si impegna quotidianamente per quelle lotte e sia di continuo stimolo alla discussione e al dibattito anche fuori dai propri accademici confini.
Tutto ciò si rende ancora più necessario alla luce degli avvenimenti dell’Università di Verona, dove le intimidazioni nei confronti del Rettore da parte dei gruppi neofascisti di Casa Pound e Forza Nuova, hanno portato all’annullamento di una giornata di studio e sensibilizzazione dal titolo “Lgbt: richiedenti asilo, orientamento sessuale e identità di genere”.

Il caso del patrocinio è solo uno degli esempi di questo atteggiamento da parte dell’ateneo.
Nella stessa seduta sono state presentate due mozioni dal Consiglio degli Studenti, una riguardante la campagna sul boicottaggio accademico ad Israele (v. http://www.sinistraper.org/?p=3545) ed una sul “marchio antifascista” per l’utilizzo degli spazi universitari (v. http://www.sinistraper.org/?p=3506). Le due mozioni, dopo essere state approvate più di un mese e mezzo fa dal Consiglio, giacevano negli uffici dall’ateneo in attesa di discussione.
Anche in questo caso l’accoglienza dell’organo è stata tiepida (ad onor di cronaca soprattutto per quella riguardante il boicottaggio), senza che venisse formalizzato un reale interesse a lavorarci e a programmare una più approfondita discussione. C’è stato inoltre fatto notare come non sia compito del CdS quello di “scrivere mozioni”, recitando la parte delle competenze presa dal regolamento di funzionamento dello stesso.

Anche in questo caso viene messa davanti una questione di forma piuttosto che di contenuto, rivelando una visione politica miope, che volta le spalle al mondo a cui questa università appartiene e in cui si trova ad operare: siamo infatti convinti che un ruolo cruciale che l’Università ha nella società è quello di interrogarsi su ciò che ci circonda in modo critico e ad ogni livello e operare, dove possibile, per un miglioramento.
Se anche il mondo della conoscenza smette di prendere posizione, rinchiudendosi nei propri confini e limitandosi alla riproduzione dell’esistente, non stiamo forse cullando i mostri del nostro domani?

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