PISA: una città sempre più chiusa e repressiva

Dopo le aberranti ordinanze anti-degrado degli scorsi mesi e le idropulitrici in Piazza dei Cavalieri, la giunta pisana sperimenta nuovi metodi di repressione; è infatti di pochi giorni fa la notizia che la maggioranza guidata dal sindaco Michele Conti ha avviato un procedimento di modifica del  Regolamento di Polizia Urbana per introdurre il daspo urbano anche in Piazza dei Cavalieri (art. 17 del Regolamento di Polizia Urbana) e per permettere a 2 unità di personale munito della qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza fra gli appartenenti al Corpo e Servizi di Polizia Locale l’utilizzo, in via sperimentale per il periodo di 6 mesi, del Taser (art. 3 Regolamento per la disciplina dell’uso delle armi e dei presidi per la difesa personale), il dispositivo ad impulsi elettrici al centro di numerose inchieste proprio per la sua pericolosità: solo negli Stati Uniti le vittime di quest’arma (considerata strumento di tortura dall’ONU) sono più di 1000, questo strumento desta anche molte preoccupazioni riguardo agli abusi da parte delle forze dell’ordine dato che nel 90% dei casi le vittime erano disarmate (qua la posizione di Amnesty International) .

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Ancora una volta questa maggioranza torna ad accusare gli studenti – e non solo – di “generare degrado” disturbando la quiete pubblica del centro, di essere uno dei maggiori problemi di Pisa e dimostra di voler usare la legge come un bastone per colpire gli ultimi e i non rappresentati, conducendo una politica cieca, che non si preoccupa realmente di affrontare e risolvere i problemi, ma solo di arginarli (peraltro, in maniera del tutto discutibile) e che porta con sé un’immensa quantità di problemi, più di quelli che vorrebbe potenzialmente risolvere.

Con le ordinanze prima, e ora con la modifica del regolamento della polizia municipale, si attacca principalmente chi ha un’idea diversa di socialità e di città, in cui le strade e le piazze non sono una vetrina del profitto e la sicurezza non è garantita dalla presenza minacciosa e costante delle forze dell’ordine, bensì dagli spazi vissuti e attraversati. Si attacca dunque un’idea di città aperta e viva, dove poter sedersi – anche a terra – e passare del tempo con chiunque in serenità, chiacchierando, suonando o bevendo una birra, fuori dai tempi alienanti e distruttivi della produttività.

Le associazioni presenti in città si impegnano attivamente per arricchire la città sotto il profilo culturale e aggregativo, sono sempre più ostacolate dalla mancanza di spazi e da un clima securitario instaurato dalle amministrazioni precedenti ed esasperato dall’amministrazione attuale.

Riteniamo assurdo tale discussione avvenga senza il confronto con tutte le varie realtà presenti nella città, che vivono giornalmente tali spazi. Crediamo sia inconcepibile una tale forzatura da parte della nuova amministrazione comunale.  Proprio per questo, come prima lista rappresentanza studentesca dell’Università di Pisa, abbiamo chiesto ufficialmente un’audizione alla Seconda Commissione Politiche Sociali del Comune di Pisa, per portare anche in quella sede il parere della comunità studentesca pisana, da troppo tempo ormai criminalizzata, emarginata e inascoltata.

Siamo stanchi di queste politiche discriminanti  e pericolose, non permetteremo che tutto ciò avvenga e siamo pronti a rispondere e difendere la nostra idea di città aperta e solidale.