Da Pisa al Rojava, saremo “tempesta”

Mercoledì 9 Ottobre è iniziata l’operazione “ramoscello d’ulivo”, il cui obiettivo è l’invasione della Siria del Nord da parte dell’esercito turco volta ad annientare l’esperienza rivoluzionaria della Confederazione democratica della Siria del Nord (Rojava). A seguito del ritiro delle truppe USA dalle zone di conflitto, da parte dell’amministrazione Trump, si è assistito all’attacco turco, che ha colpito senza distinzioni civili e combattenti, bombardando ambulanze, ospedali ed i volontari impegnati a portare gli aiuti  umanitari da tutto il mondo nei territori sotto attacco.

Dopo una proposta di tregua mediata dagli USA con lo stato fascista turco, durata 120 ore, che richiedeva l’abbandono alle milizie curde delle zone entro i 30 km dal confine turco, di fatto comprendenti buona parte dei territori della confederazione, è ricominciata la penetrazione dell’esercito turco verso le roccaforti curde e verso i campi di prigionia contenenti i miliziani ISIS (Daesh). Al contrario di quanto pubblicizzato sui media di tutto il mondo, che davano già per conclusa l’operazione d’invasione, le truppe turche continuano la sanguinosa avanzata all’interno dei territori della Confederazione, mentre le milizie popolari YPG,YPJ, SDF continuano a difendere la popolazione inerme. 

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L’esperienza rivoluzionaria del Rojava ci dimostra che costruire una società diversa è possibile: in Kurdistan stiamo assistendo a un un’esperienza unica nel suo genere. Il pensiero di Abdullah Oçalan, ormai da 20 anni in isolamento nell’isola-prigione di Imrali; ha dato vita al confederalismo democratico che, unito ad ecologismo (ricordiamo ad esempio Fridays For Future Rojava e Make Rojava Green Again), femminismo e rifiuto dello stato-nazione, dimostra che è possibile uscire dal realismo capitalista .

Oggi questa esperienza rivoluzionaria è sotto attacco da parte dello stato fascista turco, guidato da Erdogan, e dalle sue mire imperialiste sul  Medio Oriente. Non possiamo rimanere immobili a guardare mentre davanti ai nostri occhi uno dei più virtuosi esperimenti rivoluzionari del XXI secolo viene schiacciato dai cingoli dei carri armati turchi e soffocato da una pioggia di bombe; anche noi rispondiamo all’appello delle università del Rojava (che riportiamo in fondo al nostro comunicato) e chiediamo che l’Università di Pisa interrompa congeli  immediatamente ogni rapporto con università, aziende e istituzioni turche finché l’offensiva militare turca non si sarà arrestata definitivamente. 

A questo proposito nei prossimi giorni presenteremo al Consiglio degli Studenti ed al Senato Accademico una mozione di boicottaggio accademico della Turchia. Lo dobbiamo a chi – anche quando la speranza sembrava ormai persa – ha combattuto e partendo da Kobane ha sconfitto l’ISIS, agli 11000 curdi uccisi, a Lorenzo Orsetti, il partigiano caduto combattendo lo Stato Islamico e alle tante e tanti combattenti che sono morte difendendo l’esperimento rivoluzionario del Rojava.

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Chiediamo che la comunità accademica prenda una posizione e che condanni ciò che viene portato avanti da Erdogan e dal suo governo.

Appello dalle università di Kobane e del Rojava:

“Con questo documento noi, Università del Rojava e di Kobane, affermiamo che la storia sta assistendo ad un altra cospirazione contro il nostro popolo in resistenza. Per sette anni, i Curdi del Rojava e della Siria del Nord hanno risposto agli attacchi dei mercenari venuti da tutto il mondo ed in questo modo hanno difeso l’umanità intera. Oggi purtroppo questi stessi popoli in resistenza stanno affrontando un sistematico attacco internazionale. Anche se lo Stato turco si mostra in prima linea esistono delle forze internazionali alle sue spalle. Queste forze che avevano lodato la resistenza dei Curdi contro l’Isis oggi per i loro sporchi interessi acconsentono ed anche partecipano all’attacco che ha come obiettivo i Curdi. I cittadini della Russia, degli Stati Uniti d’America e di altri paesi sono stati uccisi in passato dall’Isis in coordinamento con lo Stato turco. Questo oggi sostiene l’Isis ed i suoi mercenari per massacrare i Kurdi secondo un piano politico neo-Ottomano. Lo stato turco ed i suoi mercenari dell’o Stato islamico, di Jabhat al -Nusra, Ahrar al Sham ed altri stanno attaccando ogni luogo che abbia un valore sociale, storico e scientifico. Distruggono, uccidono e saccheggiano. Il mondo intero è testimone del sabotaggio compiuto dallo Stato turco e dai suoi mercenari ad Afrin, Palmira, Mosul, Raqqa e Husanakaif.

Come docenti, studenti e personale delle università del Rojava e di Kobane, nonostante gli attacchi dello Stato turco, abbiamo continuato a impegnarci per la scienza e la conoscenza durante questi ultimi tre anni. Sfortunatamente oggi, tutti gli sforzi, i valori e la neutralità delle università e delle scuole sono seriamente minacciate dal terrorismo di Stato e dai suoi mercenari.

Noi, università del Rojava e di Kobane, diciamo che la scienza e la conoscenza sono anzitutto dei valori sacri per la società che garantiscono un senso morale ed un comportamento rispettoso di tutti. Resteremo all’altezza di questi valori e resisteremo fino alla fine. Intanto facciamo appello a tutte le figure del mondo accademico, alle università ed alle accademie internazionali affinché condannino questi attacchi brutali ed alzino la loro voce e prendano posizione contro di essi. Affinché si possa ancora dire che la scienza, la conoscenza e la cultura sono le basi della dignità umana.

Lunga vita alla resistenza del Rojava e della Siria del Nord”