Assemblea di area umanistica: migliorare la didattica e riprenderci l’appello di dicembre!

Nei mesi di giugno e luglio nei dipartimenti dell’area umanistica gli studenti hanno fronteggiato un attacco al numero di appelli d’esame per ogni anno accademico, che ha portato alla cancellazione dell’appello di dicembre per il dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica e al suo spostamento a gennaio per quello di Civiltà e Forme del Sapere. Oltre a questo, l’inizio del nuovo anno accademico ha fatto emergere una serie di contraddizioni e di problemi, alcuni cronici e di lunga data, altri più nuovi e apparentemente legati a una cattiva gestione dell’organizzazione della didattica. Per confrontarci su questi problemi, aggiornarci sulla questione degli appelli d’esame e organizzarci per trovare risposte alle esigenze di noi studenti, gli studenti dell’area umanistica stanno promuovendo un‘assemblea con sospensione della didattica per mercoledì 9 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 12.00 in aula Multimediale di Palazzo Ricci.

Riteniamo che sia fondamentale analizzare la nostra condizione a partire dall’area umanistica, nella quale si stanno facendo sentire fortemente gli effetti dell’attuazione della riforma Gelmini e anni di politiche di definanziamento di università e diritto allo studio. Come studenti ci sentiamo esposti a spese sempre maggiori per vivere in un’altra città da fuori sede, comprare il materiale didattico e pagare le tasse per proseguire gli studi. Parallelamente, il carattere pubblico e aperto dei saperi è sempre più in discussione fra numeri chiusi e tagli al diritto allo studio, che vanno in direzione contraria a quanto prescritto dall’art.34 della Costituzione. Per questi motivi saremo in piazza l’11 ottobre a Pisa per difendere i saperi, la scuola e l’università e il 12 ottobre a Roma per la piena attuazione della Costituzione.

Segue il testo di convocazione dell’assemblea


E’ appena iniziato un nuovo anno accademico e non è certo mancata una serie di problemi che rendono difficile usufruire a pieno della didattica e dei servizi per cui paghiamo le tasse universitarie (le terze più care d’Europa e secondo il rapporto Federconsumatori cresciute ulteriormente del 3% rispetto al 2012). Guardando alle programmazioni didattiche dei vari corsi di laurea, gli insegnamenti che tacciono (ovvero che esistono sulla carta ma che non vengono attivati, spesso da anni) sono sempre più consistenti. E’ il sintomo più evidente di politiche di definanziamento dell’università pubblica e del blocco del turn over.


Altri problemi, invece, sembrano collegati a una cattiva gestione, figlia di processi di governance che lasciano troppo spazio all’arbitrio nell’organizzazione della didattica e dei corsi. Alcuni corsi di laurea (soprattutto Storia e Filosofia) hanno concentrato i propri insegnamenti nel II semestre, con il risultato che in questo momento ci sono pochi corsi da seguire e nel II semestre i corsi rischiano di sovrapporsi costringendo gli studenti a scegliere fra l’uno e l’altro. A questo si aggiunge una pessima programmazione delle aule: a tutti sta capitando di seguire lezioni in aule sovraffollate in cui si è costretti a sedere per terra, ma parallelamente assistiamo ad aule sottutilizzate che restano vuote. 


L’attacco subito nei mesi di giungo e luglio sugli appelli d’esame si farà sentire molto presto nei suoi effetti: il dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica ha cancellato l’appello di dicembre, scendendo a 7 appelli d’esame durante l’anno; quello di Civiltà e Forme del Sapere ha spostato l’appello di dicembre a gennaio, concentrando 3 appelli d’esame in poco più di 40 giorni e rischiando di provocare disagi a catena a partire dalla sessione di laurea di gennaio E’ arrivato il momento di fare un ragionamento unico sugli appelli d’esame che vada incontro alle esigenze degli studenti e che in entrambi i dipartimenti dell’area umanistica preveda il sistema con più diritti e maggiori opportunità per gli studenti stessi.


L’area umanistica sta conoscendo in maniera drammatica l’applicazione della riforma Gelmini e le politiche degli ultimi anni in materia di formazione universitaria. Questo governo sta evidentemente proseguendo sulla stessa strada, avendo previsto per il 2014 un taglio di 40 milioni di euro al fondo statale per le borse di studio. Noi studenti, a differenza di quanto ci è stato rinfacciato da alcuni docenti, non ci sentiamo dei privilegiati, anzi percepiamo con chiarezza che i luoghi della formazione stanno diventando sempre più elitari e insostenibili per chi non ha solidi mezzi economici familiari alle spalle. Per questo ripartiamo dall’area umanistica, dove si sono vissute molte contraddizioni del passaggio ai dipartimenti gelminiani, dalla discussione fra studenti per confrontarci ed organizzarci con il fine di migliorare le nostre condizioni.

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