CEI: discriminare è un’opinione legittima?

CEI: discriminare è un’opinione legittima?

Due giorni fa la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) si è espressa sulla legge di cui sta discutendo la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, che agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, rispetto a propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etica o religiosa, aggiungerebbe la dicitura “oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

La CEI ha affermato che l’ordinamento giuridico italiano ha già tutti gli strumenti per prevenire tali comportamenti e che “un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui, più che sanzionare la discriminazione, si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.

Ma come, discriminare è un’opinione legittima? Dovremmo rispettare chi con la sua opinione discrimina la vita di altr*?

A quanto pare il punto è esattamente questo e per rafforzare la propria tesi la conferenza ha riportato un esempio molto significativo: “sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma, e non la duplicazione della stessa figura, significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso”.

È difficile doversi esprimere nuovamente sul tema, dato che speravamo che , ma evidentemente è necessario ripeterlo ancora: è l’omolesbobitransfobia a limitare la libertà personale e il modo di essere di coloro che fanno parte della comunità LGBTQIA+, e una religione organizzata dovrebbe limitarsi a pensare a coloro che hanno liberamente scelto di seguirla, senza pretendere di inserirsi in decisioni che andranno a influenzare anche tutt* coloro che, altrettanto liberamente, hanno deciso di non farlo.

Criticare ciò che un’altra persona è, i suoi amori, i suoi affetti, i suoi desideri e quel che vuole per sè stess* e per la propria vita relazionale non rende un’opinione personale rispettabile, ma che discrimina e fa violenza ed è necessario che ci sia una barriera che formalmente impedisca di farlo.

Inoltre crediamo che se la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati si ritrova a dover discutere di una legge riguardante motivi di discriminazione significa che come società di persone abbiamo ancora molto da imparare, significa che c’è chi si deve nascondere, che soffre e a volte muore, solamente per come è, semplicemente discriminat* perché divers*.