Tasse e dintorni

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Ogni anno chi vuole studiare a UniPi, come in ogni altra università italiana, è tenuto a versare una certa quota.

L’ammontare della contribuzione è stabilito nel Regolamento Contribuzione Studentesca, aggiornato ogni anno dall’Università. Si tratta di una cifra variabile che cresce in maniera progressiva principalmente in base all’ISEE Universitario.

COSA C’È DA PAGARE?

La contribuzione è composta da 5 parti:

  • Il Contributo omnicomprensivo, destinato all’Università di Pisa, che varia tra 0€ e 2.900€ in base al proprio ISEE Universitario, trovi le tabelle con i dettagli sul Regolamento Contribuzione Studentesca;
  • La tassa regionale per il DSU, destinata alla Regione Toscana, che ammonta a 140€, non la paghi se hai la borsa di studio;
  • Imposta di bollo, ammonta a 16€ e la paghi solo quando ti iscrivi la prima volta;
  • Maggiorazione per fuoricorso, che varia tra 200€ e 580€ in base all’ISEE Universitario, la paga chi è almeno due anni fuoricorso (quindi, dal 5 anno di triennale in poi, dal 4 anno di magistrale in poi, per le lauree magistrali a ciclo unico dal 7 o 8 anno);
  • Maggiorazione per inattività, che varia tra 50€ e 200€ in base all’ISEE Universitario, la paga chi è almeno due anni fuoricorso e ha conseguito meno di 25 CFU negli ultimi due anni (tra l’11 agosto 2023 e il 10 agosto 2025).

Fai attenzione:

  • Se hai un ISEE Universitario inferiore a 27.000€ puoi fare richiesta della borsa di studio entro il 5 settembre 2025 alle 15:00! In tal caso, dovrai soltanto pagare l’imposta di bollo. Leggi “Diritto allo Studio” per più dettagli.
  • Anche se non hai fatto in tempo a chiedere la borsa di studio ma hai un ISEE Universitario inferiore a 26.000€, sei in no-tax area! Se presenti l’ISEE dovrai pagare soltanto la tassa regionale e le eventuali maggiorazioni e/o imposta di bollo.

ENTRO QUANDO DEVO PAGARE?

Il pagamento è diviso in 4 rate:

  1. entro il 30 settembre 2025*
  2. entro il 2 marzo 2026
  3. entro il 15 aprile 2026
  4. entro il 1 giugno 2026

*Se si fa richiesta di borsa di studio, la scadenza della prima rata – in attesa dell’uscita delle graduatorie – viene spostata al 2 marzo 2026.

COSA FARE PER PAGARE MENO?

Presenta il tuo ISEE

Fra le varie modalità con cui è possibile ridurre la quota della contribuzione universitaria, la più importante è presentare l’ISEE Universitario. Si tratta di un documento che – per quanto imperfetto – stima la situazione economica del proprio nucleo familiare, tenendo conto sia dei redditi che del patrimonio.  

Tale documento si può ottenere presso un CAF (Centro Assistenza Fiscale), un commercialista o anche autonomamente con SPID sul portale servizi dell’ INPS; va presentato:

  • entro il 31 ottobre 2025 (ore 12:00), gratuitamente;
  • dal 1 novembre 2025 al 16 febbraio 2026 (ore 12:00) pagando una mora di 75€.

Per farlo, entra sul portale Alice nella sezione Menù > Segreteria > Richiesta riduzione tasse.

Se non sei residente in Italia, o se lo sei ma hai famiglia all’estero, puoi comunque presentare l’ISEE Parificato e avere diritto alle stesse riduzioni. In mancanza di ISEE Parificato, pagherai una quota forfettaria in base al Paese di provenienza.

Fai attenzione:

  • Non presentare l’ISEE Universitario equivale a essere in fascia massima!

    Se pensi di essere in fascia massima (100.000€ ISEE Universitario), considera che ci rientra una fetta estremamente minoritaria delle famiglie italiane. Controlla bene come funziona il calcolo dell’ISEE, non è raro che si pensi di superare la fascia massima pur essendo notevolmente al di sotto del limite.

Chiedi la riduzione tasse per fuori sede

Se sei fuori sede*, hai diritto a una riduzione delle tasse! Nelle fasce di ISEE più basse questa riduzione può essere particolarmente consistente. Ad esempio, se hai 30.000€ di ISEE il tuo contributo omnicomprensivo scenderà da 471€ a 106,65€. 

Di fatto, per chi è fuorisede la no-tax area si alza fino a 29.000€ di ISEE Universitario!

La formula per il calcolo di questa riduzione è la seguente:

[€ 2.900,00 – Contributo annuale dovuto] * 15%. 

* Per UniPi si considera fuorisede chiunque abbia la residenza in un comune da cui si impiega più di un’ora ad arrivare a Pisa mediante mezzi pubblici.

Ulteriori riduzioni tasse

Esistono ulteriori forme di riduzioni tasse, in particolare:

  • per chi ha nel nucleo familiare altre persone iscritte all’Università di Pisa (riduzione del 5%);
  • per chi ha un certificato DSA (riduzione del 20%) (vedi il capitolo Pari Opportunità);
  • per le matricole che hanno conseguito una valutazione all’esame di Maturità superiore a 95/100; per chi si iscrive a una laurea magistrale con un voto di una laurea di primo livello superiore o uguale a 108/110 c’è una riduzione massima di 150€;
  • per chi è dipendente dell’Università di Pisa (quota forfettaria di 250€);
  • per chi ha una disabilità riconosciuta almeno del 45% (riduzione del 50% fino al 65% di invalidità, esonero totale dal 66% in su).

Carriera a tempo parziale

L’Università di Pisa prevede lo status di studentə a tempo parziale: ha durata di due anni ed è rinnovabile.

Chi lo attiva si impegna a non acquisire più di 36 CFU il primo anno dei due previsti e un totale massimo di 60 CFU nel biennio. Chi ha una carriera a tempo parziale deve pagare solo la tassa regionale e il 60% della contribuzione prevista. Può risultare conveniente a chi, per qualsiasi ragione, preveda di non riuscire a sostenere 60 CFU nel corso di un anno.

Ci sono delle situazioni di incompatibilità, alcune condizioni che portano a perdere lo status e delle conseguenti sanzioni (una delle più rilevanti è che non si può essere contemporaneamente borsista e studentə a tempo parziale). Tutto ciò è spiegato nel dettaglio nel regolamento tasse.

PERCHÉ DEVO PAGARE?

Ogni anno il Ministro dell’Università e della Ricerca (MUR) stanzia delle risorse in un fondo chiamato FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario), il cui importo totale andrà a coprire le spese per il funzionamento e le attività istituzionali di tutte le università. 

Questo fondo viene diviso in due parti, dette “quota base” e “quota premiale”. La quota base viene divisa tra tutti gli atenei proporzionalmente alle spese che ogni ateneo deve sostenere (in altre parole, un ateneo più grande dovrà sostenere più spese per cui avrà una “fetta” più grossa del fondo). La quota premiale viene invece spartita secondo criteri di “merito”, in base a indicatori relativi alla performance dell’ateneo nella didattica e nella ricerca. 

In altre parole, gli atenei con più possibilità e che riescono a performare meglio vengono premiati con più fondi (che plausibilmente permetteranno loro di avere performance ancora migliori in futuro) e gli altri vengono “puniti” con meno fondi. 

Questo crea disparità tra le università che negli anni, anziché appianarsi, si acuiscono: chi ha di più avrà sempre di più, chi ha di meno avrà sempre di meno, e ogni anno gli atenei dovranno lottare tra di loro per avere il maggior numero di briciole di una torta troppo piccola;  e, per poter continuare a vivere, dovranno comunque chiedere soldi alla componente studentesca. 

Dal canto nostro, pensiamo che l’università dovrebbe essere gratuita, o meglio, a carico della fiscalità generale (come anche le scuole di grado inferiore, la sanità, e gli altri servizi statali), e senza che chi la frequenta debba pagare ulteriori contributi. Una persona che si laurea, infatti, non rende benefici solo a sé stessa, ma a tutta la società in cui vive.

PERCHÉ SI PAGA COSÌ TANTO?

Il Fondo di Finanziamento Ordinario non è mai stato sufficiente a finanziare l’interezza dei costi di un’Università, ma nel corso del 2024 la situazione è diventata quasi drammatica. 

Come spiegato in “Come se la sta passando l’Università”, il Governo italiano ha applicato ingenti tagli ai finanziamenti pubblici delle Università nel 2024, mettendo a rischio l’esistenza delle università italiane come le conosciamo attualmente. 

In conseguenza a ciò, l’Università di Pisa ci ha alzato le tasse: sono aumentate in quasi tutte le fasce ISEE, ma in particolare la quota massima è passata da 2.530€ a 2.900€. Sono anche cambiate le condizioni per cui si è soggetti alla maggiorazione per inattività, in senso nettamente peggiorativo.

Nonostante le scelte del Governo, un aumento di questo tipo colpisce soprattutto le fasce più deboli: infatti, gli aumenti relativi più alti avvengono proprio sotto i 30.000€ di ISEE Universitario. Dietro alla situazione attuale c’è la responsabilità dell’attuale amministrazione dell’Università di Pisa, oltre che del Governo.