Oggi il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Pisa approva il taglio degli accordi quadro con Reichmann University e Hebrew University of Jerusalem, a seguito dell’indirizzo politico emanato dal Senato Accademico lo scorso 11 luglio.
Una decisione giunta troppo tardi, che poteva essere presa un anno e mezzo fa, come chiedevano le numerose mobilitazioni che hanno attivato Città e Ateneo.
Resta la consapevolezza di quanto questa misura sia parziale. Scegliere di recidere gli accordi in corso è un passo avanti, sottoporre a valutazione quelli nuovi è un atto dovuto, ma non è boicottaggio. Il significato politico dei due non è lo stesso.
Questo risultato non è ancora stato raggiunto: rimangono attive le convenzioni Horizon e Erasmus+, rimane un’apertura a eventuali futuri accordi che, appunto, si cela dietro la valutazione “caso per caso”.
Oggi rivendichiamo, quindi, il risultato ottenuto attraverso la lotta fuori e dentro gli organi di Ateneo. Ma non ci fermiamo, perchè si tratta solo di un punto di passaggio, non del risultato definitivo che vogliamo raggiungere nella nostra Università.
Continuiamo a lottare, fino a quando non verrà eliminato l’ultimo insediamento illegale, fino a quando proseguirà il colonialismo di Israele in Palestina. Fino a quando anche una singola persona palestinese morirà per mano dell’IOF e dei coloni.
Sia quanto deliberato dal Senato che quanto emerso durante la seduta di oggi sono un risultato importante nella lotta per la Palestina in Università, alla luce di un percorso partecipato da ogni componente accademica e diffuso nei dipartimenti. Da mesi nei Dipartimenti e nelle sedute degli Organi Centrali come Sinistra Per… e collettivi d’area abbiamo sostenuto deliberazioni incentrate sul boicottaggio degli accordi. Il risultato di oggi è un passo avanti, importante ma non ancora soddisfacente.
Chiedere il boicottaggio accademico di ogni istituzione che sia legata al governo israeliano significa rifiutare drasticamente ogni tipo di coinvolgimento con questi enti. Significa dimostrare, in modo chiaro, che l’Università di Pisa rifiuta qualsiasi organizzazione che, direttamente o indirettamente, sia coinvolta nelle politiche genocidiarie in corso.
Infine, anche se ormai poco sorprende, disgusta la resistenza che abbiamo riscontrato da una parte del corpo docente negli organi di Ateneo: tanto nei Dipartimenti, come abbiamo visto a Scienze Politiche, come in Senato e oggi in CdA. Diventa a questo punto difficile capire quanto sia dovuto all’ignoranza sul tema del boicottaggio (e dei diritti umani) e quanto, invece, a sionismo e neocolonialismo più o meno esplicito.
