Nella prossima seduta del Consiglio di Amministrazione del DSU Toscana sarà stato approvato, con il nostro voto contrario, il Bilancio triennale di previsione dell’azienda regionale per il Diritto allo studio.
Il Consiglio Regionale degli Studenti, che raccoglie le rappresentanze dei CTS (Consiglio Territoriale degli Studenti) di Pisa, Firenze e Siena, ha espresso voto contrario unanime.
Sono previsti 6,9 milioni di euro in meno, dovuti principalmente all’esaurimento dei fondi del PNRR, non sostituiti dallo Stato Italiano nel Fondo Integrativo Statale.
Nel 2028 i milioni mancanti saranno 30.
A questo si aggiunge l’aumento della spesa necessaria per coprire i costi delle borse di studio. Da due anni, infatti, è stata estesa la platea di chi ha diritto alla borsa di studio, assieme ad un incremento degli importi di quest’ultima. Provvedimenti positivi, a cui però non è corrisposto un aumento dei finanziamenti per poter soddisfare l’impegno economico necessario.
Per questo il DSU prevede che tra il 2027 e il 2028 vi saranno, per la prima volta in Toscana, circa 4000 persone idonee non beneficiarie.
A tutto questo si aggiungono progressive riduzioni nei servizi previsti dal Diritto allo Studio, dalle mense, come la chiusura a cena di Praticelli dal ‘27 e chiusura totale delle mense a cena nel ‘28, alle residenze con meno 300 posti acquistati in convenzione su Praticelli dal ‘27, per arrivare alla convenzione trasporti, assistenza sanitaria e al contributo affitto.
Ma quali sono le responsabilità politiche dietro alla situazione che oggi il DSU Toscana sta vivendo, e che nell’immediato futuro rischia di vivere?
Il primo responsabile: lo Stato
I fondi PNRR
Nonostante fosse una forma di finanziamento per sua natura instabile, e destinata a voci e/o progetti specifici, il PNRR è stato utilizzato durante questi anni come la soluzione a tutti i mali che affliggevano il Diritto allo studio e la condizione studentesca.
Si è trattato tuttavia di una scelta (volutamente) miope perché non è stata mai affrontata una discussione seria relativa alla stabilizzazione degli ingenti finanziamenti necessari e al loro riversamento sul Fondo Integrativo Statale (d’ora in poi FIS).
La premialità del FIS
Un concetto introdotto negli ultimi anni all’interno della distribuzione del Fondo Integrativo Statale è la cosiddetta “premialità“.
Proprio come con il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), con cui lo Stato finanzia le università pubbliche, anche il FIS ha visto l’introduzione di una quota premiale, che va a distribuire i fondi tra le regioni in modo iniquo: non sulla base dei servizi erogati e sulla necessità economica per sostenerli, ma su criteri di “merito”.
Il nome tuttavia non deve trarre in inganno: non si tratta di soldi forniti in più, quindi di un vero e proprio premio, ma di una quota del finanziamento ordinario che permette agli enti per il diritto allo studio di funzionare normalmente.
Questo ha fatto sì che alcune regioni, ritenute più virtuose sulla base di indicatori arbitrari, piuttosto bizantini e nient’affatto obiettivi, fossero finanziate maggiormente rispetto ad altre.
Gli enti privati come interlocutori privilegiati
Durante gli ultimi mesi uno dei mantra che abbiamo sentito è stato quello relativo alla necessità di istituire nuovi posti letto.
Da anni combattiamo per l’aumento del numero dei posti alloggio. La risposta che è stata data rappresenta essa stessa un problema.
Il bando PNRR per la realizzazione di nuovi posti alloggio su tutta la penisola esclude, a priori, qualsiasi ente pubblico per il Diritto allo studio, essendo invece destinato ai soli enti privati.
La differenza tra un ente privato e un ente pubblico (come l’ARDSU Toscana) è la necessità, per il primo, di realizzare un profitto, mentre per il secondo la sola finalità è quella di erogare un servizio che permetta la fruizione di un diritto.
Va da sé che le formule che il privato metterà più probabilmente in atto sono quelle dello “Student Hotel” (piaga che, dopo Firenze, stiamo vedendo a Pisa), che in nessun modo va a migliorare la condizione della comunità studentesca, specialmente quella più povera; o quelle dell’accordo con un ente privato e l’azienda per il diritto allo studio, che a questo punto si trova ad “acquistare” dal privato un gran numero di posti letto impiegando dunque una gran quantità di risorse economiche (come a Praticelli).
Solo nelle ultime settimane sembra aprirsi uno spiraglio per la realizzazione di nuovi studentati che possa essere fruito dagli enti per il diritto allo studio.
Le responsabilità della Regione Toscana
Sebbene i fondi erogati da regione Toscana per l’anno 2026 superino quanto erogato negli anni precedenti, la Regione ha avuto, nel corso del tempo, delle importanti responsabilità nel peggioramento dei servizi erogati dall’azienda regionale per il Diritto allo studio universitario.
Il FIS
Una regione che cresce meno del previsto: la quota premiale del FIS che la Toscana si è riuscita ad aggiudicare nell’ultimo triennio è stata piuttosto esigua.
Alla base di questa mancata crescita vi è stata la mancanza di decisioni politiche prese tempestivamente che permettessero, in una pur critica situazione, di accrescere quanto più possibile il proprio finanziamento statale, ai fini di accantonare riserve utili per i futuri anni avvenire o per fare importanti e necessari interventi strutturali.
Tariffe mensa
Le linee guida regionali dell’anno 2023, ovvero l’aumento delle tariffe mensa; una delle maggiori responsabilità della Regione.
La politica che era stata chiesta di mettere in atto era quella di diminuire il numero generale dei pasti erogati, al fine di diminuire le spese relative al servizio mensa, per questo scopo ci si prefiggeva di utilizzare le tariffe mensa come leva economica.
Vedere la mensa come una voce di spesa e non come un servizio di cui si usufruisce è una prospettiva malsana.
Il servizio mensa sarà sempre “in perdita“, ma il suo fine non può essere quello di un ricavo, poiché il servizio del Diritto allo Studio universitario non può e non deve essere paragonato al privato.
Questo diktat da parte della Regione, a cui il DSU si è poi dovuto adeguare con l’innalzamento delle tariffe che tanto abbiamo contestato, non ha portato alla prova concreta dei fatti nessun beneficio al DSU Toscana, ma anzi solo una diminuzione della popolazione che usufruiva del servizio.
La mancanza di politiche abitative e di housing studentesco
Da anni chiediamo l’aumento del numero di posti alloggio.
Non basta concludere le graduatorie, magari verso la metà dell’anno, ma serve un obiettivo minimo molto più ambizioso ovvero un numero di posti alloggio pari al numero degli idonei alla borsa di studio.
A questa necessità si deve fare fronte tramite un’azione politica sulle città universitarie, che vede come protagonisti primari anche l’azienda regionale per il diritto allo studio e la Regione Toscana.
Oltre a questo, vanno predisposte politiche abitative serie: sono necessarie ora leggi sull’alta tensione abitativa, politiche programmatiche serie di housing pubblico affinché la comunità studentesca e la comunità lavoratrice in città non siano messe una contro l’altra, e politiche di deturistificazione dei centri storici.
Fintanto che queste politiche non saranno messe in atto, la Regione e i comuni delle città universitarie condivideranno enormi responsabilità verso la componente studentesca.
Come contribuire?
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