#17now: una Street Parade per la cittadinanza studentesca

17 nov

Siamo le studentesse e gli studenti che, a partire dallo scorso anno, si sono mobilitati per un’istruzione gratuita, di qualità,realmente accessibile a tutti e contro la Buona Scuola e le molteplici forzature democratiche che il Governo Renzi ha compiuto con l’approvazione di essa e dei precedenti Jobs Act e Sblocca Italia.

Abbiamo deciso di tornare in piazza il 17 novembre, la giornata internazionale dello studente, perché la legge di Stabilità (contestualizzata a pochi mesi dalle tante parole spese dal Governo a favore della legge 107) fissa uno zero nel capitolo di spesa sul diritto allo studio e non si trova ancora nessuna risposta al dramma del nuovo isee che lascerà esclusi/e decine di migliaia di studenti e studentesse dal sistema di accesso allo studio. Ci mobiliteremo per creare un’Europa diversa a partire dalla libertà di movimento, dal diritto allo studio e ad una vita dignitosa.
Le miserie del presente ci lasciano sempre più convinti che un’estensione universalistica del sistema di welfare sia un passo necessario da compiere anche nel nostro paese: la formazione deve poter garantire l’uguaglianza delle opportunità deve essere strumento di mobilità sociale e non il perimetro su cui si comincia a determinare l’esclusione sociale, si legittimano ed anzi rafforzano le situazioni di subalternità che molti giovani scontano sulla propria pelle, attraverso l’espulsione dai luoghi di formazione a causa a dell’insostenibilità dei loro costi.

Non saremo da soli: rivendicheremo a gran voce in tutte le piazze italiane assieme alle studentesse e agli studenti di tutta Europa un cambio di rotta radicale. Vogliamo essere chiari, soprattutto nei confronti di tutti coloro che, dopo averci sottratto tutto, ci chiedono di accontentarci alle miserie di questo presente: vogliamo tutto #pertutti, privilegi per nessuno! #17now #pertutti #weareincredit

TRASPORTI: MI MUOVO!

Come studenti siamo costretti ogni giorno a doverii spostare per diversi motivi e affrontiamo, con tutta la sua durezza, l’inefficienza dei mezzi di trasporto pubblico. Il pendolarismo è una condizione generalizzata dovuta alle distanze che esistono tra i luoghi di vita e luoghi di formazione formale (scuola, università, accademie) e di formazione informale (biblioteche, cinema, teatri, etc.). I luoghi di produzione, circolazione e fruizione di saperi costituiscono un reticolato che percorre tutta la superficie nazionale sospingendo noi studenti da una Regione all’altra, da una città all’altra per costruire il nostro percorso formativo.

Insieme alle tasse e al materiale didattico, però, la mobilità diventa un capitolo di spesa sempre più incisivo per le famiglie degli studenti e delle studentesse creando e peggiorando le sacche di disagio e povertà, aggravando i livelli di abbandono scolastico e universitario, sospingendo sempre più studenti nei percorsi lavorativi, legali ed illegali. Il diritto alla mobilità si tramuta in un privilegio, perdendo la capacità, al pari di ogni altro diritto, di dare cittadinanza, di essere motore per il riscatto sociale, di essere la via per un miglioramento degli individui, delle comunità e della società tutta. Riteniamo quindi necessario un prolungamento degli orari dei mezzi pubblici urbani nella fascia serale e notturna ed un aumento delle corse che interessano le zone universitarie, i poli scolastici e le residenze studentesche ed i siti di maggior interesse socio-culturale, un migliore collegamento tra città e zone periferiche e una forte riduzione dei costi del trasporto pubblico per tutti i soggetti in formazione. Sentiamo inoltre l’esigenza di un sistema di trasporti ecologicamente sostenibile sia inteso come alternativa all’utilizzo dei mezzi privati allo scopo di diminuire le emissioni, che come pratica ecologica di trasporto sostenibile.  In sintesi crediamo, che il diritto alla mobilità debba essere riconosciuto ed assicurato, come fattore incidente sul diritto allo studio, alla partecipazione ed alla cittadinanza attiva come diritto a sé stante, per permettere che le distanze fisiche non implichino emarginazione e discriminazione.

IL FENOMENO “MOVIDA” E CONNESSIONI

Pisa, una delle più grandi città universitarie, con una secolare storia come centro di studi alle spalle, non ha ancora trovato un’armonia nel rapporto tra la sua componente cittadina e quella studentesca: è paradigmatico che quello che viene comunemente chiamato “fenomeno movida” sia ancora periodicamente criticato, se non addirittura criminalizzato, da quella parte di città evidentemente estranea alle dinamiche studentesche.

Siamo convinti che la “movida” non sia altro che un prodotto fisiologico di quell’enorme massa studentesca che ogni giorno arricchisce culturalmente e materialmente la città di Pisa, che ormai ci sembra impensabile senza il suo ateneo, cruccio e gloria di ogni pisano.

Gli studenti, che a migliaia transitano per le strade di Pisa e la vivono ogni giorno, non possono non essere considerati a tutti gli effetti degli abitanti della città, ed in quanto persone, dotati di un diritto alla socialità inalienabile che non può semplicemente essere etichettato come “problema di ordine pubblico”: è infatti solo un prodotto di una evidente miopia politica se invece di ripensare organicamente la città in funzione della sua più numerosa componente, gli studenti, assistiamo da anni a politiche di repressione che vanno dalla già citata criminalizzazione del fenomeno che stiamo cercando di ripensare senza tabù, ad una più becera repressione che si esprime in una sempre più pressante militarizzazione dei luoghi di aggregazione giovanili.

Mettere a disposizione in maniera gratuita opportune aree di aggregazione, anche decentrate, recuperando e valorizzando immobili e spazi dismessi o in dismissione; attrezzare meglio Le zone più frequentate di notte e di giorno con contenitori per l’immondizia e WC chimici; preferire campagne di sensibilizzazione per un consumo più consapevole alla retorica che colpevolizza chi consuma alcolici e porta a blocchi delle vendite e blitz contro gli ambulanti: queste e altre potrebbero essere soluzione concrete per ripensare una parte di Pisa vista troppo spesso come “scomoda”.

Vediamo solo nel dialogo e nel confronto tra le componenti di una stessa realtà cittadina (studenti, cittadini e istituzioni) una via di uscita per rompere il circolo vizioso di incomprensioni e tensioni che inutilmente danneggia la vita collettiva.

VOTO FUORI SEDE

A Pisa la percentuale di studenti proveniente da altre regioni risulta essere il 30% della componente studentesca, perciò una grossa fetta della popolazione domiciliata a Pisa che esprime una vivacità culturale caratterizzante della città. Non necessariamente uno studente che intraprende il suo percorso universitario a Pisa sa se in futuro vi rimarrà a vivere e lavorare anche dopo la laurea, pertanto non è semplice la scelta di cambiare la propria residenza. La vita dello studente moderno è caratterizzata da una forte transitorietà dovuta alle incertezze accademiche e occupazionali, proprio per questo intraprendere iter burocratici per cambiare la residenza può non risultare funzionale al tipo di vita precario. Tuttavia questo non può comportare la perdita di un diritto fondamentale, quello che ci rende cittadini attivi e capaci di influire sulle scelte politiche che verranno prese e che ci riguarderanno in prima persona.
Riteniamo quindi necessario che anche questi studenti possano esprimere il loro diritto di voto, uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione, anche nella città in cui si ritrovano ad abitare per completare la loro formazione, pur avendo la residenza in un’altra regione. È proprio tramite il diritto di voto, infatti, che lo studente può sentirsi parte di una comunità ed esprimere a pieno il suo ruolo di cittadino italiano. Il diritto di voto è inoltre impraticabile anche per tutti gli studenti che decidono di  intraprendere un percorso di formazione internazionale attraverso il progetto Erasmus. Occorre individuare, quindi, delle procedure per consentire l’espressione del voto presso le ambasciate o i consolati, in analogia con quanto è già stato fatto per gli italiani residenti all’estero.

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