Patto Comune – Università, le nostre critiche

È stato firmato Venerdì 1 Luglio il patto attuativo tra Università e Comune di Pisa che riconosce non solopatto l’importanza e il ruolo strategico dell’Università di Pisa nel tessuto cittadino, ma anche la necessità di una collaborazione tra i due enti su temi e problematiche che se affrontati singolarmente sarebbero destinati a rimanere incompiuti.

 Da anni Sinistra per… chiede una maggiore collaborazione tra i due enti, incoraggiando la creazione e l’uso di strumenti quali la Consulta degli Studenti Universitari, organo del Comune di Pisa formato dai rappresentanti degli studenti nel Consiglio degli studenti; e la Conferenza Università e Territorio (CUT), di cui fanno parte oltre al Comune e all’Università la rappresentanza studentesca, nonché l’Azienda regionale per il diritto allo studio.

integrazioneLa progettualità che il nuovo patto sembra prevedere sembra la stessa che i due organi già esistenti hanno cercato di portare avanti per anni, senza però mai riuscire, innanzitutto, a prevedere un regolare meccanismo di convocazione degli stessi, se non dopo una frequente e troppo spesso ignorata richiesta da parte della rappresentanza studentesca e degli altri enti nei confronti del Comune di Pisa.

Una progettualità che verte su temi quali le politiche di accoglienza degli studenti (…), la diffusione della cultura e dello sport, la mobilità cittadina, la pianificazione urbanistica e l’ottimizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari.” Per citarne alcuni, ma tra cui si inserisce a pieno titolo la vivibilità degli studenti all’interno della città di Pisa con tutte le sue problematiche legate al tema degli affitti, o la questione della movida, fenomeno sociale che andrebbe affrontato da tutte le parti in causa nelle giuste sedi e non come mero problema di ordine pubblico, ad oggi, esclusivamente gestito dal Comune di Pisa.

La problematica più grande legata a questo patto è che tali tematiche non possono rimanere relegate a un tavolo che vede come soli protagonisti l’Università e il Comune, escludendo sia gli studenti sia l’Azienda regionale del Diritto allo Studio.
È difficile, per esempio, immaginarsi che possano arrivare da un meccanismo del genere delle risposte soddisfacenti in merito alle residenze universitarie, gestite nella pratica dall’Azienda allo Studio Universitario, e ad una corretta gestione degli spazi a disposizione del Comune che potrebbero essere convertiti a favore della collettività in toto.

Se le intenzioni e le finalità dichiarate dal patto non possono che essere riconosciute come virtualmente interessanti – soprattutto in una città come Pisa in cui Comune ed Università si sovrappongono e si intersecano a vari livelli – in quanto sindacato studentesco, però, non possiamo che esprimerci negativamente su un protocollo che scavalca soggetti e luoghi che provano con fatica a confrontarsi da anni su tutte, ed altre, le questioni toccate dal patto, rischiando di creare una chimera in grado di agire solo marginalmente e non sostanzialmente.

Sinistra per…

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